LA PAROLA AI LETTORI PDF Stampa E-mail

logo Le recensioni inviate dai lettori sono state inserite nella sezione "La parola ai lettori”. Per inviare racconti, poesie e fotografie e richiedere le fotografie degli eventi: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Shirley Jackson   “Abbiamo sempre vissuto nel castello”          Adelphi

 

Le mura della grande casa proteggono una famiglia in una condizione apparentemente morbosa ma molto meno malata del  mondo “sano” che la circonda. Sino all’ultimo fai tifo perché niente cambi, forse perché in quel castello, sinché dura il libro, ti senti protetto anche tu.

                          Cosimo Filigheddu  

Bjorn Larsson      “Otto personaggi in cerca (con autore)”        Iperborea

 

Sia chiaro, niente a che vedere con il Pirandello richiamato dalla traduzione italiana del titolo e neppure con “La vera storia del pirata Long John Silver”, dello stesso Larsson, che molti ricordano come il miglior libro uscito in Italia nel 1998 (o forse lo ricordo così soltanto io, comunque era un gran libro). Questo è da leggere per due fondamentali motivi: ciascuno dei racconti brevi mette in forse con leggerezza il senso di uno dei principali mestieri intellettuali della civiltà occidentale (una grave carenza, quello del giornalista, ma forse perché non è un mestiere intellettuale, pure se molti di loro lo ritengono); è una lettura spassosa.

                                       Cosimo Filigheddu   Joe R. Lansdale                  “Mucho Mojo”              Einaudi 

Ristampa di Stile libero con prefazione dell’autore. Bella scoperta - direte voi - ci proponi Lansdale come novità di quest’anno. E perché non Capote, Bellow o Chandler, visto che stiamo tornando alla preistoria? E cosa volete che vi dica? Io Lansdale l’ho scoperto solo quest’anno. Ma rispetto a voi ho il vantaggio che ora me lo sto leggendo tutto avidamente, da “Bad Chili” a “Una stagione selvaggia”. Ho la sensazione che la vera America sia questa.

Cosimo Filigheddu   

Antonio Pennacchi     “Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce”      Laterza

 

Storia vera, non celebrativa e non stupidamente (e opportunisticamente) distruttiva delle città edificate durante il Fascismo nelle zone bonificate. Ci sono anche quelle sarde. Carbonia, in particolare. Pennacchi, che ha una vita vissuta tutta a sinistra, dice: se quelle città sono belle, o quanto meno mi piacciono, mi affascinano, perché cavolo non lo posso dire anche se sono state fatte quando comandava Mussolini? Leggetelo, vi varrà un’indulgenza per quella volta che percorrendo casualmente una di quelle città avete clandestinamente pensato: però, non è male!

                                  Cosimo Filigheddu

 

Norman Mailer                “Il castello nella foresta”                 Einaudi

 

Veramente è uscito alla fine del 2008, ma io l’ho letto all’inizio di quest’anno. E’ la dimostrazione che, come sosteneva un noto cantautore, dal letame nascono i fiori, nel senso che anche uno come Hitler (il libro è dedicato al padre e all’infanzia del fuhrer) può ispirare un capolavoro. Certo ci vuole il giardiniere adatto, che sarebbe il genio di Mailer. Un consiglio, se non siete superpotenti sul piano riproduttivo, lasciate perdere: Mailer vi fa proprio respirare l’odore del sesso nella famiglia di Hitler. E non è un profumo. Con un eufemismo direi che ha un effetto “spoetizzante”.  Ma la lettura di un gran libro può valere questo rischio.

                             Cosimo Filigheddu

   Patrick Dennis               “Zia Mame”                                   Adelphi 

E’ stato un tale successo che gli intellettuali si rincorrono per snobbarlo, come fosse l’ultimo di Dan Brown (a parte il fatto che le cose di Brown io le ho lette, ma io leggo anche Martin Mystere, certo con un po’ più di svagatezza rispetto alla mistica concentrazione con la quale leggo Tex). Comunque “Zia Mame” è da leggere. Innanzitutto perché è straordinariamente divertente, ben scritto e  (ritengo) ben tradotto. Incredibile  che ci volesse il colpo di Adelphi perché la stragrande maggioranza dei lettori  scoprisse l’esistenza di una simile cosa scritta più di cinquant’anni fa. Non vedo l’ora che l’editore metta le mani sul seguito (un’approssimativa traduzione italiana del titolo sarebbe “In giro per il mondo con zia Mame”).

Cosimo Filigheddu

Christopher Moore              “Suck. Una storia d’amore”                             Elliot

 

 Moore è un grande, ma questo non è il suo libro più grande. Però è l’unico uscito quest’anno. Oh, intendiamoci, sarebbe un po’ come dire che “I racconti di Pietroburgo” di Gogol non sono al livello delle “Anime morte”: è vero ma stiamo comunque parlando di stratosfera. “Suck” è una pasticciata storia di vampiri innamorati e cattivissimi ambientata nell’America grottesca, arzigogolata eppure – mi assicurano ­– realmente esistente di Christopher Moore. Comunque, se Koinè ve ne procura una copia (è uscito un anno fa), leggetevi dello stesso autore “Il vangelo secondo Biff”. Beati quelli di voi che ancora non l’hanno letto: hanno nella vita una possibilità in più di fare una cosa godibile: leggerlo.

Cosimo Filigheddu

 

Francisco Gonzales Ledesma          “Cinque donne e mezzo”               Giunti

 

   Il guaio di Ledesma è che quando lo leggi, tutto il noir del resto del mondo ti sembra robetta. Ledesma è un grande scrittore, Mendez è uno straordinario personaggio, la sua Barcellona è un pugno in faccia e una carezza dove più vi piace, puzza di orina e profumo di ciò che preferite, violenza rivoltante e  dolcezza appassionata. E se volete approfondire rinunciando a Mendez, leggetevi anche “Soldados”:  la guerra civile nel sangue anche quando sembrava solo storia. Un capolavoro.

Cosimo Filigheddu

 

Lluis-Anton Baulenas          “La felicità”                                         Voland

 

Anche questo Baulenas è di Barcellona, che credo sia uno dei laboratori di scrittura più interessanti degli ultimi cinquant’anni. Immaginate la città alla sua seconda fondazione, che sarebbe il piano regolatore degli inizi del Novecento, un far-west vero e un po’ sognato, personaggi forti e sfumati, storie trucide annegate nella poesia. Lieto fine senza amaro in bocca. Scrittura magistrale. Di quei libri che la notte non vedi l’ora di tornare a casa per riprenderne la lettura.

Cosimo Filigheddu

Marie Phillips                 “Per l’amore di un dio”                                Guanda

 

Orfeo ed Euridice a Londra, ai giorni nostri. In vecchio palazzotto abitano tutti, o quasi, gli dei dell’Olimpo, un po’ devitalizzati dall’ormai plurimillenario oblio da parte degli uomini. Molto divertente, un buon surrogato di “American gods” e “Anansi boys” di Gaiman, in attesa che il grande Neil riprenda a scrivere roba a quel livello. Un po’ com’era consolarsi con il nuovo Piero Chiara o cose del genere per ingannare l’attesa mentre Calvino limava l’ultima pagina delle “Città invisibili”.

Cosimo Filigheddu

  

Jason Goodwin                 “I signori degli orizzonti”                         Einaudi

  

Se volete conoscere il retroterra specialistico del padre del detective Yashim, il protagonista dell’affascinante saga ambientata nella Istanbul del primo Ottocento, leggetevi questo libro di storia. E’ un saggio che vi incapriccia forse più di un romanzo. Una storia dell’impero ottomano raccontata con le fonti messe in chiaro, ma senza noiose citazioni. Costantinopoli cristiana e capitale orientale della cristianità, avamposto in partibus infidelium, per problemi interni alla cristianità fu stuprata e semidistrutta dai crociati cristiani nel 1204. Sopravisse stancamente a quella violenza sino a quando, nel 1453, Mehmed II travolse la resistenza dell’ultimo imperatore bizantino e conquistò la città. E così, in realtà, furono gli ottomani a salvarla dalla decadenza: ne onorarono la storia, il passato, i monumenti e le  etnie molto più dei cristiani. Ne fecero il centro di un impero in espansione e ce la conservarono magnifica come oggi la conosciamo. Così come fecero con tutti i luoghi del loro immenso territorio, dall’est europeo alla Spagna, passando per il medio oriente e il nord africa. E’ un libro che con godibile e serrata narrazione vi insinua il dubbio che la storia scritta dai vincitori andrebbe in ogni caso interpretata con maggiore attenzione. Se ci fosse spazio basterebbe riportare l’intera pagina sui “rumori di Costantinopoli” per spingervi a frotte a leggere questo libro: “… erano l’uggiolare dei cani sul lungomare, il battito delle ali degli uccelli liberati dalle gabbie dagli uomini pii, tre bulgari che litigavano… il gorgogliare del caffè nel bazar, le note di un liuto sullo sfondo delle Acque dolci dell’Asia… lo sputo dei cammelli… il richiamo del muezzin, il canto della messa…”.  Se guardate bene, ci siete anche voi che smarriti vi guardate intorno, catapultati attraverso tempo e spazio da questo magnifico narratore.

 Cosimo Filigheddu

 

Fred Vargas                      “Scorre la Senna”                                    Einaudi

 

Tre racconti brevi con Adamsberg, sul quale non è che io possa aggiungere niente. Solo un’esperienza personale. Qualche mese fa, non sapendo che il libro stava per uscire anche in italiano, essendo un impaziente tifoso della Vargas, me lo sono letto in francese. E mi è capitata la stessa cosa di un’altra identica esperienza con la stessa autrice: quando è uscita la traduzione italiana non ho avuto sorprese. Mi spiego. Io ho una conoscenza superficiale del francese e quando mi capita di rileggere tradotto da professionisti un libro che avevo letto in lingua originale, scopro cose, atmosfere, significati e un mucchio di altra roba che prima mi era sfuggita. Con Vargas invece no, avevo capito tutto sin dalla prima lettura e vi assicuro che nei suoi libri di atmosfere ce ne sono tante. La stessa cosa mi è capitata con la lettura comparata di molti Maigret di Simenon. Insomma, ve l’ho fatta così lunga per dirvi che la Vargas, come tutti i grandi scrittori, ha una scrittura lineare, semplice, comprensibilissima, eppure ricca di fatti e di significati.

 Cosimo Filigheddu

 

John Carrol                       “Il crollo della cultura occidentale”                   Fazi

 

Immaginatevi che un marziano vi confidi i risultati di una annosa osservazione del nostro pianeta. Apprenderete cose che per questioni di prospettiva (ci siamo sopra) noi non possiamo vedere. E immaginate che il marziano tragga le sue conclusioni: in base a ciò che ho visto posso dire che il vostro mondo sta per estinguersi. Anzi, si è già estinto. Queste le emozioni dalla lettura del lungo saggio del sociologo-filosofo australiano. Già, mentre noi ci balocchiamo da qualche secolo con Umanesimo, Rinascimento, Riforma (e Contro), Marxismo, Positivismo

e altra roba simile, in altre parti del mondo ci osservano con un sorrisino ironico: ma dove stai andando, scemo, che sei un morto che cammina. Insomma, è un’opinione con la quale si può anche non concordare, ma la vertigine di guardarci da quel punto di vista vale la pena di leggere quel libro (tra l’altro scorrevolissimo, come la maggior parte delle cose non scritte da intellettuali italiani).

Cosimo Filigheddu

 

Selden Edwards                 “La connessione di tutte le cose”                      Neri Pozza

 

Sogno puro, rigore storico, fantascienza di alto livello. Un famoso musicista rock viene preso da un vortice spazio-temporale e si ritrova sbattuto dall’America Settanta alla Vienna fine Ottocento, di cui lui era profondo e ovviamento solo teorico conoscitore. Grande narrazione, vi sembrerà di passeggiare nel Ring e di sedervi davanti a Freud, più simpatico di quanto  ce lo facciamo apparire certi suoi emuli.

 Cosimo Filigheddu   
L'eleganza del riccio, Muriel Barbery. E/O, 2007 

Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato […]. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante.""Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. […] Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un'intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c'è un abisso."È attraverso le due protagoniste, che raccontano in prima persona, come in una sorta di diario, i loro pensieri e la loro vita concreta, che si svolge la trama originalissima di questo romanzo. La prima, Renée Michel, portinaia autodidatta con una cultura e apertura mentale straordinarie, è costretta a nascondersi all'interno della sua guardiola, per non venir meno ad uno stereotipo sociale comune: una portinaia in un palazzo di borghesi parigini non può disquisire su Marx, Husserl, leggere Tolstoj, ascoltare Purcell o Mahler. Si romperebbe l'equilibrio metodico del mondo per cui invece una portinaia deve tenere la tv sempre accesa, esprimersi in modo assolutamente sgrammaticato, comprare cibi scadenti e riempire l'atrio dell'elegante palazzo dell'odore terrificante di questi cibi cucinati. Si nasconde Renée. Esattamente come si nasconde l'altra protagonista, Paloma Josse, figlia di un ex-ministro, talmente intelligente e matura, che ha deciso di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno. Al contrario di Renée, che si costruisce e si disfa da sola, con un'ironia incredibile, passando al tritatutto del suo arguto giudizio i 'brillanti' ed esigenti condomini, Paloma all'inizio appare come una fastidiosa ragazzina un po' saccente e poco credibile come personaggio. Si manifesterà al lettore invece in tutta la sua umanità nel finale assolutamente inaspettato del romanzo.Punto di contatto risolutivo fra Renée e Paloma, e fra le due donne e il mondo è monsieur Ozu, un ricco giapponese che ha comprato un appartamento nello stesso palazzo di rue de Grenelle numero 7. Sarà lui, con la sua raffinatezza e capacità di guardare oltre le apparenze, a svelare Renée e a rivelare Paloma a se stessa.Muriel Barbery è riuscita, col suo linguaggio arguto, semplice e diretto, a far ridere e a far piangere: difficile trovare un romanzo che coinvolga come questo.


Recensione di Cristina Bazzoni

Barabba, Pär Fabian Lagerkvist. Dall'edizione Jaca Book, 1985

Perchè proprio "Barabba"? Ho ricordato uno stralcio di introduzione al libro, che mi ha spinto a rileggerlo: L'intento è che in quest'opera si deve insegnare qualcosa, con quest'opera si può insegnare ad altri qualcosa.
Tutto lo svolgersi degli avvenimenti è visto con gli occhi di Barabba (per esempio, Pietro non viene mai chiamato col suo nome, ma è nominato così come Barabba lo vede, cioè il gigante dalla barba rossiccia). Egli assiste a tre momenti fondamentali della vita di Gesù, che lo segneranno univocamente, se li porterà appresso e direi anche addosso, fino alla morte, ma non riusciranno a convertirlo.
Lo scrittore ci fa vedere questi tre momenti con gli occhi di Barabba, bellissimo personaggio, che non si accontenta di accettare i fatti senza provare in tutti i modi a inquadrarli in una logica quasi scientifica.
Primo momento: Barabba assiste alla condanna di Gesù e di conseguenza, alla propria liberazione: Quelli (i discepoli) andavano dicendo che egli era morto per loro. Poteva anche essere vero. Ma per lui, Barabba, lo aveva fatto certamente; nessuno avrebbe potuto negarlo! Lui, in realtà, era più vicino di loro a quell'uomo [...] egli era il vero eletto […] anche se quelli non potevano capirlo. Ma lui non s'impicciava della loro comunità, dei loro banchetti fraterni e del loro amatevi l'un l'altro. Lui era lui.
Secondo momento: Barabba, secondo l'autore, seguirebbe Gesù sino al Calvario e lo vedrebbe morire: Perchè si trovava là? (è Barabba che se lo chiede) Lui non conosceva quell'uomo, non aveva nulla da spartire con quell'uomo. Che cosa aveva da fare sul Golgota, lui che era stato assolto? [...] Gli sembrava di non avere visto mai, prima d'allora, un uomo come quello. Certo ciò avveniva perchè egli allora usciva diritto dalla segreta del carcere e i suoi occhi non erano ancora assuefatti alla luce. Perciò, a tutta prima, lo aveva visto come circonfuso di uno splendore abbagliante. Subito dopo, s'intende, quello splendore era svanito.
Terzo momento: Barabba, sempre secondo l'autore, assisterebbe alla resurrezione. Anzi, avrebbe addirittura visto l'angelo al sepolcro. Questo fatto inciderà più degli altri nella sua vita, perchè, a questo, non riesce a trovare nessuna soluzione logica e infatti, l'unica cosa che può fare è non crederci. Ma nemmeno questo non crederci gli basta.
Sparisce allora da Gerusalemme e lo ritroveremo condannato alle miniere, dalle quali nessuno si salva, ma lui sì, insieme al compagno schiavo al quale per lunghi anni è rimasto incatenato per le caviglie. Sorte avversa vuole che questo schiavo sia un cristiano, che non ha mai visto Gesù e quando scopre che Barabba è di Gerusalemme, desidera ardentemente sapere se invece lui l'abbia conosciuto, se l'abbia visto qualche volta. Barabba non può dire al suo compagno chi sia veramente, ma allo stesso tempo, non può negare di aver conosciuto Gesù. E in quale circostanza, poi! Lo schiavo si chiede chi sia mai quest'uomo, sicuramente un personaggio importante, un grande amico di Gesù, tant'è che dice: er[o] incatenato ad uno che aveva visto Dio! Riusciranno a salvarsi dalle miniere, ma nonostante tutto, pur avendo anche assistito a conversioni di persone che gli stavano intorno, Barabba non si converte.
Verrà anche lui condannato alla crocifissione, scambiato per un cristiano, lui che non lo è mai diventato. Comunque, nelle ultime righe, Lagerkvist lascia uno spiraglio aperto, non è certo l'autore a condannarlo alla dannazione. Egli descrive un personaggio multisfaccettato, psicologicamente difficile, ma allo stesso tempo essenziale, deciso, incredulo. Penso che tutti gli uomini abbiano un po' di "questo" Barabba.

Recensione di Cristina Bazzoni


 

"Mal'aria" di Eraldo Baldini, Frassinelli 1998


Il discorso su "Mal'aria" è molto attuale, anche se il libro ha ormai dieci anni, perché proprio in questi giorni, a Corte Castiglioni (Casatico - Mantova) si sta girando una fiction in due puntate per la RAI "liberamente tratta" dal romanzo in questione.
La storia narrata in Mal'aria si svolge nella zona valliva tra le province di Ravenna e Ferrara. Tutto inizia a Roma nel 1925, quando l'ispettore della sanità Carlo Rambelli viene strappato alla sua tranquilla vita e inviato a Spinaro, vicino a Ravenna, per accertarsi di alcune morti sospette, soprattutto bambini, legate apparentemente ad un'epidemia di malaria. La vicenda si svolge e termina attorno ai tre paesini di Spinaro, Lagonero e Sant'Andrea (inventati dall'autore) dove gli abitanti, uomini e donne, lavorano nelle paludi, i cui fumi e nebbie avvolgono i paesaggi e i personaggi, diventando il sottofondo portante del romanzo. Ma non si tratta solo di questo: superstizione, omertà e intrighi politici si intrecciano senza possibilità di soluzione, sino al tragico, agghiacciante finale. Baldini non approfondisce molto i personaggi, ma l'atmosfera in cui li colloca è nitidissima.
Carlo è il personaggio principale, un uomo positivo, l'unico insieme a Elsa, una giovane donna di Spinaro, la quale custodisce il segreto della "chiave" del romanzo. Insieme preferiranno la ricerca della verità piuttosto che cedere alla credenza di usanze terrificanti.  Il loro compito all'interno del racconto è fondamentale, è attraverso la loro unita vicenda che l'autore fa comprendere al lettore che la protagonista di Mal'aria non è la superstizione, non è la Borda, "una figura orrenda che si aggirerebbe nelle paludi e che strangolerebbe con budella animali chi ha la sfortuna di incontrarla (chiunque sparisca o anneghi in valle, secondo la gente di qui, è vittima della Borda)", non è neppure l'omertà, ma è la follia umana, una follia che nasce all'interno delle Case del Fascio, dove il progetto di bonifica dei terreni paludosi, ordinato da Mussolini, diventa una scusa per arricchirsi ai danni dei popolani, una follia personificata da Oreste Bellenghi, ras, capo della milizia locale e Segretario della Casa del Fascio di Spinaro, un uomo senza scrupoli, né etici, né umani. Gli altri due personaggi che contornano la storia sono agli antipodi: uno, Giuseppe, bambino che parla coi morti, simbolo della superstizione, e l'altro il dottor Ridolfi, medico condotto in pensione, simbolo della verità. Alla fine del romanzo le vite di Giuseppe e del dottor Ridolfi si intrecciano a tal punto che superstizione e verità diventano una cosa sola, senza possibilità di salvezza, né da una, né dall'altra. In questo intreccio, nelle ultimissime pagine, vengono angosciosamente coinvolti anche Carlo ed Elsa in un accesso terrificante di crudeltà, tanto da rendere il finale assai poco digeribile.
La bravura di Eraldo Baldini sta nel far rivivere situazioni e sensazioni di mondi ormai "apparentemente" scomparsi con una scrittura efficace, veloce, elegante, senza fronzoli, diretta e incisiva. Il libro è una delle meraviglie della letteratura italiana e si legge tutto d'un fiato.

Recensione di Cristina Bazzoni

 

"Non è mia figlia" di Sophie Hannah  Garzanti 2007    


Alice Fancourt esce di casa, da sola, ed è la prima volta da quando due settimane prima è nata sua figlia Florence. Alice sta fuori solo un paio d'ore, ma non vede l'ora di tornare a casa, di riabbracciare la bambina. Al suo rientro un'atmosfera inquietante: la porta d'ingresso è aperta, suo marito dorme, silenzio ovunque. Corre nella camera della bambina, ma quella che riposa nella culla è un'altra neonata, non sua figlia. E' vestita come Florence, ma ha un viso, un profumo, un pianto diversi. Solo Alice come madre può percepire la differenza. Florence dov'è? E perchè qualcuno l'ha rapita? L'angoscia ancestrale del neonato sostituito alla nascita, per Alice è diventata realtà. Nessuno però le crede: non il marito, non la suocera. Nemmeno la polizia. Non ci sono prove, non c'è alcun movente. Solo la ferrea convinzione di una donna che non percepisce sua quella bambina. Forse Alice è depressa.  E' un delirio? O è tutto vero?
  "Non è mia figlia"è un bel thriller psicologico, che comincia in modo fulminante e si sviluppa a ritmo incalzante secondo due sequenze temporali intrecciate, affidate alle voci narranti distinte della stessa Alice Faincourt e di Simon Waterhouse, il detective incaricato delle indagini. L'atmosfera del racconto rimanda all'immaginario delle fiabe, nell'ambientazione e nella caratterizzazione dei protagonisti. Ci sono Cenerentola, la Regina Grimilde, Pollicino, Barbablù. E Alice, naturalmente!, che attraversa il Mondo delle angoscianti Meraviglie.
  I fatti si susseguono a ritmo serrato con frequenti colpi di scena, e così anche i protagonisti cambiano, si trasformano. Abbandonano il mondo del bianco/nero e rivelano una crescente gamma di chiaroscuri, aspetti insospettabili della loro personalità, e inquietanti, man mano che la storia evolve verso un finale assolutamente imprevedibile e, forse, non troppo rassicurante.      

Recensione di Simonetta  


LA NUOVA SARDEGNA - Cultura e istruzione:

L’illusione delle sedi decentrate 27.11.2007

I danni dell’abusato senso dell’autonomia universitaria di Simone Campus


Il dato è inconfutabile: le sedi universitarie decentrate sono al collasso, causato da un abusato senso dell’autonomia universitaria da parte dei senati accademici di Sassari e Cagliari, ancora oggi in contrapposizione. I corsi decentrati, nati nel tentativo di dare risposte a spinte localistiche, hanno fin qui prodotto false illusioni, sottraendo ingenti risorse al sistema universitario sardo. «Per istituire un polo universitario decentrato bisogna seguire esattamente il processo inverso: si parte da un centro di ricerca, se è giustificato dalle peculiari o esclusive caratteristiche di un dato territorio, e, una volta consolidata e valutata l’esperienza, su questo si costruisce, eventualmente e gradualmente, dapprima un master e poi un corso di laurea, come dirette espressioni e sviluppi conseguenti di quel centro di ricerca». Quando si apre una nuova sede universitaria si devono definire gli obiettivi, invece spesso si è scelto di andare in ordine sparso senza alcuna strategia chiara. Non bastano alcuni servizi didattici per istituire un polo universitario, perché l’università è ricerca e didattica insieme. Occorre individuare la vocazione delle diverse sedi universitarie, limitando l’offerta a poche e qualificate aree disciplinari. La chiara e dettagliata definizione degli obiettivi è condizione necessaria per una precisa programmazione degli interventi e perché possa aver luogo successivamente una corretta valutazione dei risultati ottenuti. Un quadro del bacino territoriale di riferimento è indispensabile per individuare le aree di provenienza degli studenti e le probabili dinamiche della domanda di formazione, su un orizzonte temporale di almeno un decennio, tenendo conto della dinamica demografica, degli effetti di altre iniziative di formazione universitaria e dei sempre possibili nuovi orientamenti della domanda di formazione. Tutti motivi che hanno portato, per esempio, alla Caporetto dei corsi nuoresi promossi dalla facoltà di Scienze Politiche di Cagliari che ha preferito investire, con l’Università di Sassari (Consorzio Unitel), sul progetto UniSofia puntando sui corsi on line di Scienze dell’Amministrazione, nel tentativo di rendere più semplice l’accesso ai servizi e alla cultura universitaria su base regionale. Quanti, tra gli amministratori locali, continuano a invocare investimenti non si rendono conto che le iscrizioni sono in decremento costante e negli anni hanno preferito ignorare questo fenomeno evitando di mettere in relazione il calo della domanda di formazione con le insufficienti politiche per il diritto allo studio (assegni di studio, posti letto, trasporti, servizio mensa, orientamento ecc.). A Nuoro, ma anche ad Alghero e a Olbia, occorre delineare e dare riconoscibilità e spazio ad una strategia per lo sviluppo urbano che tenga conto dell’università. Resta sullo sfondo la questione della trasformazione dei poli didattico-scientifici in Poli Universitari, il che consentirebbe ai Consorzi di poter concentrare le proprie risorse su quelle attività di sostegno all’attività di ricerca e di promozione delle occasioni di scambio con il mondo culturale e imprenditoriale locale fino ad oggi penalizzati dal gravoso impegno economico volto in buona parte a favore della didattica.
* Rappresentante degli studenti Ersu di Sassari
 

 

 
< Prec.   Pros. >
© 2010 Libreria Internazionale Koinè
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.