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Shirley Jackson “Abbiamo sempre vissuto nel castello” Adelphi Le mura della grande casa proteggono una famiglia in una condizione apparentemente morbosa ma molto meno malata del mondo “sano” che la circonda. Sino all’ultimo fai tifo perché niente cambi, forse perché in quel castello, sinché dura il libro, ti senti protetto anche tu. Cosimo FilighedduBjorn Larsson “Otto personaggi in cerca (con autore)” Iperborea Sia chiaro, niente a che vedere con il Pirandello richiamato dalla traduzione italiana del titolo e neppure con “La vera storia del pirata Long John Silver”, dello stesso Larsson, che molti ricordano come il miglior libro uscito in Italia nel 1998 (o forse lo ricordo così soltanto io, comunque era un gran libro). Questo è da leggere per due fondamentali motivi: ciascuno dei racconti brevi mette in forse con leggerezza il senso di uno dei principali mestieri intellettuali della civiltà occidentale (una grave carenza, quello del giornalista, ma forse perché non è un mestiere intellettuale, pure se molti di loro lo ritengono); è una lettura spassosa. Cosimo Filigheddu Joe R. Lansdale “Mucho Mojo” EinaudiRistampa di Stile libero con prefazione dell’autore. Bella scoperta - direte voi - ci proponi Lansdale come novità di quest’anno. E perché non Capote, Bellow o Chandler, visto che stiamo tornando alla preistoria? E cosa volete che vi dica? Io Lansdale l’ho scoperto solo quest’anno. Ma rispetto a voi ho il vantaggio che ora me lo sto leggendo tutto avidamente, da “Bad Chili” a “Una stagione selvaggia”. Ho la sensazione che la vera America sia questa. Cosimo FilighedduAntonio Pennacchi “Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce” Laterza Storia vera, non celebrativa e non stupidamente (e opportunisticamente) distruttiva delle città edificate durante il Fascismo nelle zone bonificate. Ci sono anche quelle sarde. Carbonia, in particolare. Pennacchi, che ha una vita vissuta tutta a sinistra, dice: se quelle città sono belle, o quanto meno mi piacciono, mi affascinano, perché cavolo non lo posso dire anche se sono state fatte quando comandava Mussolini? Leggetelo, vi varrà un’indulgenza per quella volta che percorrendo casualmente una di quelle città avete clandestinamente pensato: però, non è male! Cosimo Filigheddu Norman Mailer “Il castello nella foresta” Einaudi Veramente è uscito alla fine del 2008, ma io l’ho letto all’inizio di quest’anno. E’ la dimostrazione che, come sosteneva un noto cantautore, dal letame nascono i fiori, nel senso che anche uno come Hitler (il libro è dedicato al padre e all’infanzia del fuhrer) può ispirare un capolavoro. Certo ci vuole il giardiniere adatto, che sarebbe il genio di Mailer. Un consiglio, se non siete superpotenti sul piano riproduttivo, lasciate perdere: Mailer vi fa proprio respirare l’odore del sesso nella famiglia di Hitler. E non è un profumo. Con un eufemismo direi che ha un effetto “spoetizzante”. Ma la lettura di un gran libro può valere questo rischio. Cosimo Filigheddu Patrick Dennis “Zia Mame” AdelphiE’ stato un tale successo che gli intellettuali si rincorrono per snobbarlo, come fosse l’ultimo di Dan Brown (a parte il fatto che le cose di Brown io le ho lette, ma io leggo anche Martin Mystere, certo con un po’ più di svagatezza rispetto alla mistica concentrazione con la quale leggo Tex). Comunque “Zia Mame” è da leggere. Innanzitutto perché è straordinariamente divertente, ben scritto e (ritengo) ben tradotto. Incredibile che ci volesse il colpo di Adelphi perché la stragrande maggioranza dei lettori scoprisse l’esistenza di una simile cosa scritta più di cinquant’anni fa. Non vedo l’ora che l’editore metta le mani sul seguito (un’approssimativa traduzione italiana del titolo sarebbe “In giro per il mondo con zia Mame”). Cosimo Filigheddu Christopher Moore “Suck. Una storia d’amore” Elliot Moore è un grande, ma questo non è il suo libro più grande. Però è l’unico uscito quest’anno. Oh, intendiamoci, sarebbe un po’ come dire che “I racconti di Pietroburgo” di Gogol non sono al livello delle “Anime morte”: è vero ma stiamo comunque parlando di stratosfera. “Suck” è una pasticciata storia di vampiri innamorati e cattivissimi ambientata nell’America grottesca, arzigogolata eppure – mi assicurano – realmente esistente di Christopher Moore. Comunque, se Koinè ve ne procura una copia (è uscito un anno fa), leggetevi dello stesso autore “Il vangelo secondo Biff”. Beati quelli di voi che ancora non l’hanno letto: hanno nella vita una possibilità in più di fare una cosa godibile: leggerlo. Cosimo Filigheddu Francisco Gonzales Ledesma “Cinque donne e mezzo” Giunti Il guaio di Ledesma è che quando lo leggi, tutto il noir del resto del mondo ti sembra robetta. Ledesma è un grande scrittore, Mendez è uno straordinario personaggio, la sua Barcellona è un pugno in faccia e una carezza dove più vi piace, puzza di orina e profumo di ciò che preferite, violenza rivoltante e dolcezza appassionata. E se volete approfondire rinunciando a Mendez, leggetevi anche “Soldados”: la guerra civile nel sangue anche quando sembrava solo storia. Un capolavoro. Cosimo Filigheddu Lluis-Anton Baulenas “La felicità” Voland Anche questo Baulenas è di Barcellona, che credo sia uno dei laboratori di scrittura più interessanti degli ultimi cinquant’anni. Immaginate la città alla sua seconda fondazione, che sarebbe il piano regolatore degli inizi del Novecento, un far-west vero e un po’ sognato, personaggi forti e sfumati, storie trucide annegate nella poesia. Lieto fine senza amaro in bocca. Scrittura magistrale. Di quei libri che la notte non vedi l’ora di tornare a casa per riprenderne la lettura. Cosimo Filigheddu Marie Phillips “Per l’amore di un dio” Guanda Orfeo ed Euridice a Londra, ai giorni nostri. In vecchio palazzotto abitano tutti, o quasi, gli dei dell’Olimpo, un po’ devitalizzati dall’ormai plurimillenario oblio da parte degli uomini. Molto divertente, un buon surrogato di “American gods” e “Anansi boys” di Gaiman, in attesa che il grande Neil riprenda a scrivere roba a quel livello. Un po’ com’era consolarsi con il nuovo Piero Chiara o cose del genere per ingannare l’attesa mentre Calvino limava l’ultima pagina delle “Città invisibili”. Cosimo Filigheddu Jason Goodwin “I signori degli orizzonti” Einaudi Se volete conoscere il retroterra specialistico del padre del detective Yashim, il protagonista dell’affascinante saga ambientata nella Istanbul del primo Ottocento, leggetevi questo libro di storia. E’ un saggio che vi incapriccia forse più di un romanzo. Una storia dell’impero ottomano raccontata con le fonti messe in chiaro, ma senza noiose citazioni. Costantinopoli cristiana e capitale orientale della cristianità, avamposto in partibus infidelium, per problemi interni alla cristianità fu stuprata e semidistrutta dai crociati cristiani nel 1204. Sopravisse stancamente a quella violenza sino a quando, nel 1453, Mehmed II travolse la resistenza dell’ultimo imperatore bizantino e conquistò la città. E così, in realtà, furono gli ottomani a salvarla dalla decadenza: ne onorarono la storia, il passato, i monumenti e le etnie molto più dei cristiani. Ne fecero il centro di un impero in espansione e ce la conservarono magnifica come oggi la conosciamo. Così come fecero con tutti i luoghi del loro immenso territorio, dall’est europeo alla Spagna, passando per il medio oriente e il nord africa. E’ un libro che con godibile e serrata narrazione vi insinua il dubbio che la storia scritta dai vincitori andrebbe in ogni caso interpretata con maggiore attenzione. Se ci fosse spazio basterebbe riportare l’intera pagina sui “rumori di Costantinopoli” per spingervi a frotte a leggere questo libro: “… erano l’uggiolare dei cani sul lungomare, il battito delle ali degli uccelli liberati dalle gabbie dagli uomini pii, tre bulgari che litigavano… il gorgogliare del caffè nel bazar, le note di un liuto sullo sfondo delle Acque dolci dell’Asia… lo sputo dei cammelli… il richiamo del muezzin, il canto della messa…”. Se guardate bene, ci siete anche voi che smarriti vi guardate intorno, catapultati attraverso tempo e spazio da questo magnifico narratore. Cosimo Filigheddu Fred Vargas “Scorre la Senna” Einaudi Tre racconti brevi con Adamsberg, sul quale non è che io possa aggiungere niente. Solo un’esperienza personale. Qualche mese fa, non sapendo che il libro stava per uscire anche in italiano, essendo un impaziente tifoso della Vargas, me lo sono letto in francese. E mi è capitata la stessa cosa di un’altra identica esperienza con la stessa autrice: quando è uscita la traduzione italiana non ho avuto sorprese. Mi spiego. Io ho una conoscenza superficiale del francese e quando mi capita di rileggere tradotto da professionisti un libro che avevo letto in lingua originale, scopro cose, atmosfere, significati e un mucchio di altra roba che prima mi era sfuggita. Con Vargas invece no, avevo capito tutto sin dalla prima lettura e vi assicuro che nei suoi libri di atmosfere ce ne sono tante. La stessa cosa mi è capitata con la lettura comparata di molti Maigret di Simenon. Insomma, ve l’ho fatta così lunga per dirvi che la Vargas, come tutti i grandi scrittori, ha una scrittura lineare, semplice, comprensibilissima, eppure ricca di fatti e di significati. Cosimo Filigheddu John Carrol “Il crollo della cultura occidentale” Fazi Immaginatevi che un marziano vi confidi i risultati di una annosa osservazione del nostro pianeta. Apprenderete cose che per questioni di prospettiva (ci siamo sopra) noi non possiamo vedere. E immaginate che il marziano tragga le sue conclusioni: in base a ciò che ho visto posso dire che il vostro mondo sta per estinguersi. Anzi, si è già estinto. Queste le emozioni dalla lettura del lungo saggio del sociologo-filosofo australiano. Già, mentre noi ci balocchiamo da qualche secolo con Umanesimo, Rinascimento, Riforma (e Contro), Marxismo, Positivismo e altra roba simile, in altre parti del mondo ci osservano con un sorrisino ironico: ma dove stai andando, scemo, che sei un morto che cammina. Insomma, è un’opinione con la quale si può anche non concordare, ma la vertigine di guardarci da quel punto di vista vale la pena di leggere quel libro (tra l’altro scorrevolissimo, come la maggior parte delle cose non scritte da intellettuali italiani). Cosimo Filigheddu Selden Edwards “La connessione di tutte le cose” Neri Pozza Sogno puro, rigore storico, fantascienza di alto livello. Un famoso musicista rock viene preso da un vortice spazio-temporale e si ritrova sbattuto dall’America Settanta alla Vienna fine Ottocento, di cui lui era profondo e ovviamento solo teorico conoscitore. Grande narrazione, vi sembrerà di passeggiare nel Ring e di sedervi davanti a Freud, più simpatico di quanto ce lo facciamo apparire certi suoi emuli. Cosimo Filigheddu L'eleganza del riccio, Muriel Barbery. E/O, 2007Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato […]. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante.""Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. […] Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un'intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c'è un abisso."È attraverso le due protagoniste, che raccontano in prima persona, come in una sorta di diario, i loro pensieri e la loro vita concreta, che si svolge la trama originalissima di questo romanzo. La prima, Renée Michel, portinaia autodidatta con una cultura e apertura mentale straordinarie, è costretta a nascondersi all'interno della sua guardiola, per non venir meno ad uno stereotipo sociale comune: una portinaia in un palazzo di borghesi parigini non può disquisire su Marx, Husserl, leggere Tolstoj, ascoltare Purcell o Mahler. Si romperebbe l'equilibrio metodico del mondo per cui invece una portinaia deve tenere la tv sempre accesa, esprimersi in modo assolutamente sgrammaticato, comprare cibi scadenti e riempire l'atrio dell'elegante palazzo dell'odore terrificante di questi cibi cucinati. Si nasconde Renée. Esattamente come si nasconde l'altra protagonista, Paloma Josse, figlia di un ex-ministro, talmente intelligente e matura, che ha deciso di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno. Al contrario di Renée, che si costruisce e si disfa da sola, con un'ironia incredibile, passando al tritatutto del suo arguto giudizio i 'brillanti' ed esigenti condomini, Paloma all'inizio appare come una fastidiosa ragazzina un po' saccente e poco credibile come personaggio. Si manifesterà al lettore invece in tutta la sua umanità nel finale assolutamente inaspettato del romanzo.Punto di contatto risolutivo fra Renée e Paloma, e fra le due donne e il mondo è monsieur Ozu, un ricco giapponese che ha comprato un appartamento nello stesso palazzo di rue de Grenelle numero 7. Sarà lui, con la sua raffinatezza e capacità di guardare oltre le apparenze, a svelare Renée e a rivelare Paloma a se stessa.Muriel Barbery è riuscita, col suo linguaggio arguto, semplice e diretto, a far ridere e a far piangere: difficile trovare un romanzo che coinvolga come questo. Recensione di Cristina Bazzoni Barabba, Pär Fabian Lagerkvist. Dall'edizione Jaca Book, 1985 Perchè proprio "Barabba"? Ho ricordato uno stralcio di introduzione al libro, che mi ha spinto a rileggerlo: L'intento è che in quest'opera si deve insegnare qualcosa, con quest'opera si può insegnare ad altri qualcosa.
"Mal'aria" di Eraldo Baldini, Frassinelli 1998
"Non è mia figlia" di Sophie Hannah Garzanti 2007
Recensione di Simonetta LA NUOVA SARDEGNA - Cultura e istruzione: L’illusione delle sedi decentrate 27.11.2007 I danni dell’abusato senso dell’autonomia universitaria di Simone Campus
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