Il cinema di Werner Herzog | | Titolo | Autore | | |  | Anche i nani hanno cominciato da piccoli - In una imprecisata colonia di nani, situata in una zona desertica, una ribellione provoca un crescendo di vandalismo, follia, violenza e atti crudeli contro cose, animali – persino contro i più deboli di loro – che diventa quasi un catalogo del sadismo, radicato nel mondo animale e nella natura. È il più estremo, surreale, inquietante e allucinato film di Herzog, che l'ha diretto, prodotto e scritto curandone gli arrangiamenti musicali, celato interamente in una dimensione critica. Un incubo raccontato come tale, senza una logica e, nel suo andamento caleidoscopico, senza uno sviluppo lineare né un finale, ma fondato su grande rigore stilistico: la figura ricorrente del cerchio indica una situazione senza vie di uscita. Girato con attori nani non professionisti. | Werner Herzog 1970 96 min | | |  | Aguirre furore di Dio - Nel 1560 una spedizione spagnola, guidata da Gonzali Pizarro discende la Cordigliera delle Ande alla ricerca del mitico El Dorado. La giungla inestricabile la blocca. Si invia allora un pattuglione esplorativo, munito di zattere, sul fiume Urubamba al comando di Pedro de Urrua al cui fianco è l'ambizioso e spietato Lope de Aguirre. Finirà vittima della sua folle megalomania. Girato con pochi mezzi in Perú, il 5° film di W. Herzog è leggibile a 3 livelli: 1) racconto di avventure e di viaggio che ha al centro il tema di una profanazione fallita, 2) tragedia di un eroe del male (con un Kinski strepitosamente nevrotico) sui temi della ribellione e della solitudine, 3) parabola politica sull'imperialismo coloniale. Vi coabitano uno straniamento epico di timbro brechtiano e una tensione onirica, allucinata. Fotografia di Th. Mauch. | Werner Herzog 1972 94 min | |  |  | L'enigma di Kaspar Hauser - 26 maggio 1828: a Norimberga viene trovato un giovane un po' tardo abbandonato da tutti. Fra sogno e ambiguità, Herzog narra con partecipazione autobiografica la vicenda del suo “ragazzo selvaggio”, un caso che da più di un secolo è oggetto di studi e ricerche e ha ispirato Paul Verlaine, Paul Wassermann, George Trakl e Peter Handke. Kaspar Hauser incarna l'estraneità assoluta, l'imprevisto che non rientra nelle norme sociali, giuridiche, religiose. La sua è una “passione laica” per l'apprendimento della vita come linguaggio e comunicazione. Herzog ne delinea lo spazio popolato di sogni, incubi, angoscia, premonizioni di morte e la segue con rigore visionario, trovando in Bruno S. un interprete fuori dall'ordinario, lui stesso orfano cresciuto fra riformatori e carceri. | Werner Herzog 1974 110 min | |  | | Nosferatu - Dal romanzo (1897) di Bram Stoker. Jonathan Harker parte per la Transilvania per trattare un affare col conte Dracula. Riportato in vita, Nosferatu semina la peste in Olanda, ma Lucy – la moglie di Jonathan – lo sconfigge sacrificando la sua vita. Omaggio al capolavoro muto (1922) di Murnau, non è un film dell'orrore né del terrore: raggiunge il fantastico con le immagini della realtà e per virtù di stile, con l'uso della luce. Del suo eroe, incarnazione del Male, Herzog sottolinea la profonda, insondabile tristezza; della sua triplice qualità di MOrto Redivivo, Stregone ed Entità Diabolica privilegia la prima. Leggerlo come una metafora sul Male e sulla Paura che, ieri (Hitler) come oggi, abitano la Germania (e l'Europa) sembra una forzatura. Un Kinski insolitamente sobrio e una sonnambolica, esangue Adjani. | Werner Herzog 1978 107 min | |  | | Fitzcarraldo - Agli inizi del Novecento l'eccentrico Brian Sweeney Fitzgerald, barone irlandese del caucciù, vuole costruire a Iquitos, nel cuore dell'Amazzonia peruviana, il più grande teatro d'opera di tutti i tempi per farci cantare Enrico Caruso. Costato 8 miliardi (più tutti gli averi del regista, due morti, parecchi feriti e tre anni di lavorazione) questo film, frutto di un'operazione un po' folle, è paradossalmente il più ordinato e accademico del più sregolato autore del nuovo cinema tedesco. Narrato a ritmo lasco col tran tran di uno sceneggiato TV, ha un solo personaggio vivo: il battello il cui assurdo ed epico trasporto attraverso il colle occupa 45 minuti. I momenti d'incanto e le sequenze visionarie, comunque, non mancano. Si apre e si chiude con un frammento delle 2 opere ottocentesche che hanno per protagonista Elvira: Ernani (1844) di G. Verdi e I puritani (1835) di V. Bellini. Esiste sulla romanzesca lavorazione del film un bel documentario di Les Blank, Burden of Dreams (1982), che, secondo alcuni, è persino più affascinante del film. | Werner Herzog 1981 157 min | |  |  | Cobra verde - Manoel Garcia Da Silva commette un delitto e scappa. Fa il sorvegliante di schiavi a Salvador de Bahia, organizza in Africa il traffico dei medesimi. Imprigionato e torturato, diventa viceré di un regno africano grazie a un colpo di Stato. Trionfo di breve durata. Da un romanzo di Bruce Chatwin. Raccontato con l'andamento di un delirio onirico di cui ha il ritmo ora sincopato ora estatico, l'atmosfera allucinatoria, l'esplosione di immagini, la mancanza di raccordi esplicativi. Forse il film più spettacolare di W. Herzog con un'ombra di accademismo. K. Kinski titanico istrione. | Werner Herzog
1987 110 min
| |  |  | Apocalisse nel deserto - Fotografia di Paul Beriff, montaggio di Rainer Standke, musiche di E. Grieg, G. Mahler, A. Pärt, S. Prokof'ev, F. Schubert, G. Verdi. Finita la Guerra del Golfo – non mai nominata nel film così come sono assenti date, nomi di luoghi o di persone – W. Herzog si reca due volte con una troupe minima nel Kuwait (estate 1991, gennaio 1992) per filmarne, in 13 brevi capitoli, le tracce, le ferite, le cicatrici. Radi commenti in voce off: parlano i rumori della civiltà, il silenzio del deserto, le luci dei pozzi petroliferi in fiamme e, con poche, smozzicate parole, due vittime, due madri. Antirealistico, pessimista, apocalittico, è – come sempre in Herzog – un documentario “inventato” che non si limita a rispecchiare l'esistente, ma a svelarne la verità nascosta e a far riflettere lo spettatore, lasciandolo libero di interpretare. La scritta iniziale, attribuita a Pascal, dice: “Al pari della creazione, anche la morte del sistema solare avverrà con maestoso splendore”. È di Herzog. | Werner Herzog 1992 52 min | |  | | Diamante bianco - Sul piccolo dirigibile a elio che trasvola la travolgente cascata di Kaieteur, quattro volte quelle del Niagara, cui offrono champagne, si sistema, con l' ing. Dorrington, l' autore 63enne Werner Herzog. Che proclama «In celluloid we trust» e inizia una delle sue mission impossible, nello spirito di Verne e Fitzcarraldo: sorvola a bassa quota la foresta pluviale amazzonica per carpirne gli ancestrali segreti e l' infinito del tempo. È un gesto riparatore verso un operatore defunto in passato, e il monologo su quella morte è un momento alto. Milioni di rondoni, strani animali ma anche un galletto, un indigeno con parenti in Europa, è un docu-fiction organizzato dalla regia di un Herzog ispirato dal Dna dell' avventura, tra meraviglie naturali e dello spirito nel regno misterioso di qualcosa di incontaminato per un cinema stupefacente e più grande della vita. | Werner Herzog 2005 90 min | |  |  | Grizzly man - "Una natura stupida, oscena e sbagliata". Questa è la conclusione cui si arriva di fronte alla toccante riflessione per immagini del regista tedesco, lacerante docu-dramma che ripercorre le tredici estati (dal 1990 al 2003) trascorse in Alaska dall'americano Timothy Treadwell, attivista/ecologista animato dall'ossessione di proteggere dai bracconieri una comunità di orsi grizzly. Alternando estratti da quel "film di estasi umana e di cupo tumulto interiore" (come l'ha definito il regista) realizzato da Treadwell stesso, suggestive riprese naturalistiche e interviste realizzate a parenti e amici di Tim dallo stesso Herzog, la pellicola va a costruire una drammatica parabola esistenziale sull'utopico sogno dell'Uomo di poter dominare, seppur benevolmente, una Natura atavicamente spietata e violenta . | Werner Herzog 2005 103 min | |  |
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